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TESTIMONIANZA DI SYLVIE

Mi chiamo Sylvie, ho compiuto 29 anni a marzo, ho una bambina di 8 mesi e non sono sposata. Ho perso un bambino al terzo mese di gravidanza, quando avevo 21 anni. Per tanto tempo mi sono sentita colpevole! Perché quando ho scoperto di essere incinta, mi sono ritrovata sola e tutti, famiglia compresa, mi consigliavano di abortire. Perché non ero sposata, perché il padre era fuggito, perché ero troppo gio9vane e mi sarei rovinata la vita, perché non c'erano i soldi, e come avrei fatto, e cosa avrei offerto a questo bambino, e altro ancora. E sono stata d'accordo con tutti per abortire, malgrado avessi voglia di averlo.

Me lo sognavo già nato. Lo amavo già. Mi vedevo cullarlo e allevarlo. Una gioia per me. Però la paura del disprezzo degli altri e il lato materiale della cosa, hanno influito sulla mia decisione.

Non ho avuto bisogno di abortire: ho fatto un aborto spontaneo, era una gravidanza extra uterina. Il che non mi ha impedito di avere tanti rimorsi, perché ho pensato che fosse colpa mia, perché volevo abortire, malgrado i miei sentimenti profondi.

Ho abortito tre anni dopo. Esattamente per le stesse ragioni che mi erano state dette prima, questa volta senza essere stata consigliata. Sono andata a farlo in un'altra regione più permissiva, dove non mi conosceva nessuno. Perché si ha vergogna e ci si sente in colpa, sia di essere incinta, sia di abortire.

Quella stessa sera siamo andati a mangiare in un ristorante, mia mamma, il mio secondo papà ed io.. Le uniche persone al corrente della situazione, a parte il padre fuggito. Io stavo male fisicamente e moralmente. E il mio secondo papà non ha trovato niente di meglio che scherzare sul fatto e sulla fortuna di avere eliminato il "bambino nel cassetto". E' una cosa rivoltante, che ferisce. Non ho detto niente, ma ho pensato: "Si, è meglio così, ha ragione lui, la vita è più facile così. E avanti...".

Nel 1996 incontro una persona, sposata, con due figlie, con l'amante: non sa bene se vuole separarsi o no, ha paura di perdere le figlie. Si parla molto, di lui, di me. Ci si confida, ci si apprezza, e piano piano ci si innamora. Succede quel che succede... Alla fine lui ammette che ama ancora la moglie e io gli consiglio di lasciar perdere l'amante, di andare dalla moglie, di parlarle e cercare di mettere a posto la sua famiglia; se non funziona, io resto disponibile. Fa mal lasciar andare via qualcuno che si ama, ma è giusto così.

Dopo la sua partenza, lui continua a telefonarmi, mi dice che mi vuole bene, che con la famiglia va meglio. OK così, si resta amici. Fine settembre. Sono diverse settimane che sto male. Faccio un sacco di esami, non lavoro più, non ho più un s0ldo. Vado da mio padre e chiedo aiuto. Faccio altri esami e scopro che sono incinta. Il primo sentimento che provo è una gioia profonda. Poi, e adesso? Che faccio? Come faccio?

Parlo con mio padre, che me ne dice di tutti i colori e vuole che io abortisca. Mia madre non c'è, è in Asia per due mesi con mio fratello. A chi rivolgermi? Io voglio tenere il mio bambino, non è stato programmato, ma è il frutto di un momento d'amore! Quanto ho pianto! E' una tortura.

Non oso telefonare al padre per dirglielo, mi sembra una vigliaccata. Piango ancora, non so come fare. I pensieri più pazzi mi attraversano la mente. Non posso abortire, è più forte di me, non posso. E se lo facessi adottare da una famiglia benestante? E se andassi a nascondermi da qualche parte, lontano? Ma dove, come?...

In una cabina telefonica vedo un adesivo: "Non gettare il tuo bambino, SOS VITA un consiglio, un aiuto, numero verde 1678/13000". Me lo scrivo su un pezzo di carte nel mio portafoglio, però non telefono. Non ho il coraggio, ci penso e ci ripenso. Vorrei, ma mi sento schifosa e in colpa. Ho già appuntamento per l'aborto.

Tanto non ho più niente da perdere, telefono. Mi risponde una donna. Non so che dire, mi vergogno. Poi mi butto e dico che sono incinta, che sto male e che non so come fare per tenermi il bambino. Loro, che cosa fanno, come mi possono aiutare? Ascolto, prometto di richiamare, ci penso su. Vado a trovare un'amica lontana: le parlo del fato che sono incinta, conosce il padre e tutto quanto. Le chiedo consiglio e mi dice di abortire, che sono giovane e che potrò averne altri più avanti.

Che dilemma! Torno; sposto di una settimana l'appuntamento per l'aborto. Richiamo il numero verde. Mi risponde di nuovo Bruna. Parliamo e mi dà il numero e l'indirizzo del Centro di Aiuto alla Vita più vicino e ci vado. Parlo con delle signore; non sono convinta. Richiamo il numero verde, io voglio vedere Bruna, ho fiducia in lei, mi sembra un po' la mia mamma. Mi dà l'indirizzo, prendiamo appuntamento e vado. Alla stazione mi aspetta con un uomo, mi vergogno. Me lo presenta: si chiama Giuseppe, è il responsabile di SOS VITA. Beviamo un caffè e mi rilasso. Andiamo al Centro, ci sono altre persone, donne. Spiego la mia situazione. Mi parlano del Progetto Gemma, si tratta di una adozione a distanza: una persona o un gruppo anonimo versa, tramite il Centro, alla futura mamma una somma mensile, per diciotto mesi, per aiutarla. E tutto questo nell'anonimato più completo, sia per la mamma, sia per le persone che aiutano, perché non ci sia nessuna delle parti che possa essere lesa più tardi, in nessun modo. Io consegno a Giuseppe il foglio per fare l'aborto.

Ho deciso: mi tengo il bambino! Ho trovato un grandissimo sostegno, molta comprensione, tanto amore e una famiglia di accoglienza, in caso che mio padre mi facesse problemi. Torno a casa di mio padre, ma non dico niente, non oso. Lo sento ostile; aspetto che mi chieda qualcosa per poterglielo dire. Ho il coraggio di telefonare al padre del mio bambino, gli dico che sono incinta e che me lo tengo. Gli chiedo se mi può aiutare a trovare un lavoro; mi risponde che non è un problema suo ma mio, ciao, buona fortuna! Quanto mi ha fatto male! Non gli avevo mica chiesto la luna, , né di lasciare la famiglia, solo di aiutarmi a trovare un lavoro, per poter essere indipendente e allevare il mio bambino.

Dicembre. Mio padre dice che ingrasso e che farei bene a mettermi a dieta. Gli rispondo che non servirebbe a niente, sperando che mi chieda perché. Invece niente. Aspetto ancora. L'occasione si presenta quando mi parla dei consigli che dà agli altri sui problemi tra figli e genitori e sulla necessità del dialogo. Gli dico che sono incinta e che lo voglio tenere. Si arrabbia, ma non può fare altro che accettare. Mi fa il discorso su che cosa ho da offrire a questo bambino, come se il mio amore fosse niente. Ho messo al corrente della situazione la nonna materna, che non riesce a conservare il segreto e ne mette al corrente il fratello di mia mamma e sua moglie.

La sera nel mio letto sento muovere il bambino e tra noi si crea una comunicazione intima meravigliosa. Gli parlo nella mia mente e lui mi risponde con dei movimenti. E' come una farfalla che ti sfiora all'interno del ventre, è qualcosa di magico. Succede anche di giorno, sempre più forte, man mano che passano i giorni.

Vigilia di Natale. Mi sento male e tempo di perdere il bambino. Non è niente di grave, sta bene, però non lo sento più come prima, mi sembra che la comunicazione intima tra di noi non esista più. Natale, Capodanno sono un inferno. Mio padre è a casa e io lo sento ostile verso il bambino. Sono sempre in contatto con le persone di SOS VITA. Non ne posso più. Mio padre torna dal lavoro e io vado a rifugiarmi dagli amici di SOS VITA che mi confortano molto. Rimango con loro una settimana. Torno. Mia madre telefona per sapere come stiamo io e il bambino; così vengono a saperlo anche i parenti di mio padre.

Febbraio. Vado a trovare mia madre, mi aiuta e rimango con lei e mio fratello. Fine aprile. Dovrei partorire, ma invece si fa aspettare. Il 20 maggio del '97 all'ospedale, assistita da mia mamma e da mio fratello, che ha passato la giornata a sostenermi nel travaglio, alle 19,45 nasce mia figlia Lynn, di 3 Kg. e 970 gr., in piena salute. E' una bellissima bambina, tutta paffuta. Adesso ha otto mesi, comincia a camminare, sorride sempre, è una chiacchierona e sta bene.

Non rimpiango niente, finanziariamente non è facile, ma è il sole della mia vita, la mia gioia e le voglio molto bene. Sono sola con lei, ma forse è meglio, perché sono più disponibile per lei che se avessi un uomo accanto. Tengo a ringraziare tutte le persone meravigliose di SOS VITA: è grazie a loro che la mia piccola Lynn esiste, è grazie a loro che io non ho rinunciato a battermi. Il loro aiuto non ha prezzo, perché viene dal più profondo del cuore.

Tu, persona che hai un problema con la tua gravidanza, non esitare: telefona al numero verde 8008/13000. Noi hai niente da perdere, al contrario, troverai delle persone che non giudicano, che ti ascoltano e che cercheranno di aiutarti in tutti i modi senza chiederti niente.

Si parla tanto dell'aborto nei mass-media e sottovoce, in compagnia. Ma nessuno si è mai posto veramente la domanda: perché esiste l'aborto? Si è davvero cercato il vero motivo per cui le donne arrivano all'aborto? Io non credo.

E' una tragedia questa società che pensa solo al materialismo, alle apparenze e basta! E, quel che è peggio è che con la pseudo-libertà data alle donne di farlo o non farlo, si è messa su di noi donne tutta la responsabilità dell'atto, senza offrire altre soluzioni per evitare di abortire. C'è una cosa che è incredibile: perché una donna sia incinta materialmente e scientificamente bisogna essere in due, una donna e un uomo. Perché allora, se la donna è incinta, è sempre colpa sua? E l'uomo in tutto questo non ha colpa? Perché la responsabilità delle conseguenze sono sempre della donna?

L'uomo, lui, ha diritto di prendere il suo piacere, ma se ci sono delle conseguenze lui non c'entra, non p responsabile! Ma che modi sono? Bisogna che gli uomini la smettano di addossare tutte le colpe alle donne, è troppo facile! Li abbiamo sedotti noi, noi li abbiamo forzati  a far l'amore, se siamo incinte è colpa nostra, se abortiamo è colpa nostra, se teniamo il bambino siamo dei mostri, se chiediamo il riconoscimento o un aiuto economico siamo perfide sgualdrine.

Se gli uomini vogliono continuare ad essere vigliacchi, almeno smettano di colpevolizzare le donne e di spingerle all'aborto con la scusa dei soldi, della famiglia, della gente, ecc..., smettano di dire che l'aborto è la migliore soluzione. La migliore soluzione per chi? Forse per gli uomini.

Almeno lo Stato dia alle donne un'alternativa, cioè dia loro la possibilità di poter materialmente allevare il figlio senza dover chiedere la carità...ma forse costerebbe troppo! Allora continuiamo così: viva l'aborto e la coscienza pulita degli uomini. La sofferenza morale e fisica inflitta alle donne non conta.

Da "...ma questo è un figlio", Ed. Gribaudi

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